The trick is to keep breathing

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Hai un momento? Non ci metterò tanto.

Non so nemmeno che sto per dire e se alla fine lo dirò. Qualunque cosa sia.

Non riesco a dormire, manco fa notizia. Ecco guarda, il peggio in questo anno antracite sembra pure passato, ora mi tormenta la noia, il ricominciare che si approssima, quella normalità che normale non lo era prima, figuriamoci da domani.

Non so cosa sia. Troppe negazioni ad inizio frase. Riformulo: so cosa non è e cosa non sarà.

Son stato bravo a reggere l’urto, in tutti i sensi. Mi sono rinchiuso in un guscio ed ho scoperto di poter tranquillamente arrivare a fine mese senza molte risorse che credevo necessarie. Sono quasi tutte in una scatola, un piccolo baule in realtà.

Mi sono isolato. Ho lasciato tutti alle spalle ed ogni tanto ho sbirciato alla finestra, per poi richiuderla sùbito, per il troppo vento o il troppo sole.

Ho allontanato chi temevo di poter ferire o annerire chi cercava di colorare me: non ci sarebbero riusciti, pur con le migliori intenzioni. Quei pochi che hanno provato, s’intende.

Tutto sembra già visto, tutti sembrano avere lo steso sapore. Quasi tutti.

Mi sa che richiudo la finestra: l’aria basta ancora un po’.

The trick is to keep breathing.

Formica #13

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Just like a glass you can see right thru me and watch what’s all ‘round.

Transparent as my hand is.

Mirrors on the ceiling, echoes in the room.

You can ask for things you couldn’t get and pretend you’ll be there to listen carefully. Furthermore you may sound just like a glass breaking silently at my feet and safely hiding under someone’s favourite carpet.

Transparent as my heart is.

You can ask for things you couldn’t get to discover you just don’t care.

Nightie night

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La notte i pensieri possono incontrarsi senza aggrovigliarsi. Al buio, ogni suono trova la sua collocazione, senza tediose pause dovute a clacson, frenate, porte sbattute per fretta o distrazione. 

La notte congela i problemi e riposa la mente anche di chi resta sveglio, in attesa di nulla. 

La notte posso osservare – senza risultare indiscreto – ogni angolo, ogni centimetro della città. Posso immaginare liberamente. 

La notte è creativa. La notte ha fantasia e, quando non ha nulla da dirti, lascia che sia tu a farlo, senza interromperti. 

Chi mi chiede perché ami la notte, probabilmente non l’ha mai vissuta o, semplicemente, non potrà mai capire e capirmi.

Formica #12

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Per quanto possa conoscere, vagare, seminare in campi inesplorati o percorrere strade conosciute, per quanto possa credere di poter impunemente assaggiare mille cene servite su mille piatti d’argento per caso o grazie ad uno sguardo, per quanto possa assaporare la miseria umana in un gesto o meravigliarmi della generosità con un raro esempio, non mi stancherò mai di vivere.

Eppure è capitato, in passato, almeno due volte.

Dormo poco, sempre troppo poco.

Dormo poco perché amo sognare ad occhi aperti, amo improvvisare e scommettere sulle persone, la maggior parte delle quali è fonte di delusione continua e sempre nuova, ciò nonostante, non riesco né voglio stare fermo.

Riposerò da morto, domani o fra 50 anni.

La vita nasconde perle che solo chi ama rischiare può avere l’ardire di trovare.

Bisogna crederci, senza dar nulla per scontato. Bisogna imparare ad ascoltare, a leggere, a tradurre. Lo dico da disilluso, da persona ferita da rapporti umani sbilenchi, ma che si ritiene molto fortunata e viva. Viva!

Voglio imparare tutte le lingue del mondo, senza aver bisogno di scegliere.

Se hai letto sin qui, magari ti importa davvero.

Se hai smesso prima, sicuramente no: e sticazzi con ghiaccio, grazie.

Formica #11

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La stella crescente non nasconde le ombre: le accentua.

Sedotto da un bagliore dorato, resto a guardarla svanire, con l’inerzia di giorni scivolatimi addosso e l’effimera compagnia di candele sostituibili in qualunque momento.

Al buio, si stava meglio; dal buio puoi solamente uscire, al buio puoi imparare ad ascoltare.

Meglio chiudere gli occhi, quindi.

[2016]

L’amore è un cracker (più o meno) 

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Nella mia vita mi è capitato di innamorarmi tante volte; non contemporaneamente, sia chiaro (per quanto non avrei nulla da obiettare al riguardo).
Corrisposto o meno, poco importa: sono stato innamorato quasi sempre.

Alcune volte ho creduto di amare, in altre mai avrei voluto.

È scoperta relativamente recente, la mia, che mi ha portato a pensare che non sia poi così insolito o pericoloso o triste non esserlo.

Quella volta, però, la ricordo come fosse ieri.
Come fosse accaduta stamani.

Eravamo ragazzi, eravamo amici e ci si vedeva in estate.

Lei ed i suoi familiari erano in procinto di partire per una vacanza. Quello era l’ultimo giorno con noi, prima della partenza: saluti ed abbracci agli amici tutti prima e dopo l’ingresso nell’auto della madre.

A mano a mano, gli amici tornarono ai loro posti ed io, intontito e già nostalgico, mi ritrovai a fissare quel mezzo a quattro ruote fino a quando non divenne impossibile scorgerlo fra mille altri.


Già, ma io sapevo che c’era e che lei era là. 

Ed è proprio quando mi ritrovai a guardarmi intorno, ormai solo, quando mi accorsi di quanto tempo avevo trascorso là come uno stoccafisso ad osservare quel puntino a motore che riuscii distintamente a sentire il rumore del mio cuore che si spezzava.

Croccante, come due o tre fila di crackers sovrapposti e percossi con un colpo secco.

Segreto

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La notte, si sa, è madre di tanti sogni. Nel buio e nel silenzio, i pensieri di tanti vagano indisturbati ed incontrollati. Spesso fioriscono in nuove idee, altrettanto spesso, però, fanno giri immani per poi scoprirsi in un cerchio, ritrovandosi esattamente al punto di partenza. Un bel viaggio, nulla più.

La notte, sono solito custodire segreti. Ne ho uno nuovo quasi ogni giorno. Lo elaboro al rientro a casa, prima ancora di spegnere l’auto appena parcheggiata. Indugio cinque, dieci minuti. I vicini di casa potrebbero pensare io sia in attesa di qualcuno, di qualcosa, o che mi stia addormentando o ancora che io sia pazzo. “Che importa?”, sorrido.

Il vago oscillare dell’ascensore è il passaggio decisivo: può fornire conferme, o distruggere tutto, così come la luce del pianerottolo spezza quel buio quasi incontrastato vissuto sino a pochi istanti prima.

Se il segreto sopravvive a questo rapido trauma giungendo alla soglia di casa, non sarà il veloce giro di chiave a spezzarlo. Nemmeno il saluto ai mici, impazienti di rivedermi, saprà distrarre.

Velocemente, mi accingo ad andare a letto. Impaziente, sicuro, voglioso.

Sul letto, trovo il cuscino.

Ed è sotto il cuscino, che custodisco il mio nuovo segreto.

Formica #10

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E se ti dicessi, domani
che abbiamo solamente scherzato
e che non ci siamo mai incontrati

Se ti dicessi
che quel che ho avvertito
è molto più di quel che mi hai dato

Se ti dicessi che ciò che Ti ho dato
è niente di quel che ho

Se ti dicessi che sarebbe bastato di meno
per avermi per Te

mi tenderesti la mano, forse
ed io, sfiduciato,
ti saluterei piano.

Con affetto & disillusione
Disillusione. Ed affetto.

Ciao.

Brolly clover

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Monday afternoon,
sunny day of June
I woke up late – ‘cos I had a hangover
it actually started on Thursday

Downtown on my own,
a dog without a bone
My head aches – I feel like I’m a rover
I drank all night alone

And I can’t stand the rain
that’s why I have no brolly
so that I can get wet
and then complain about me
and the fool I have been

Passers-by they smile,
without a reason why
A gal annoys me – offerin’ me a clover
I tore it all apart
What the hell was it for?

I don’t believe in luck
What the hell is it for?
I won’t believe in her
What the hell is she for?
I don’t believe in me

Due colori

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Anche se mi copro,
non posso nascondermi

Amica mia, non nasconderti
non cancellare parole pensate
smetti di depistarci e di affamarci

Perché saprei guardarti attraverso
interpellare ogni tua vibrazione
per sapere di te.

È nella mia natura
è un ruolo che conosco a memoria
è incontrollabile, immancabile, inevitabile

E di coprirti io non ho mai avuto l’intenzione

Formica #6

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walking in circles

Avendo vagato a lungo, non per scelta
lungo strade che non puoi sapere,
bevendo acqua piovana, ho chiesto la strada a perfetti sconosciuti.

Non so volare, se è quel che stai per chiedermi:
ho faticato per ritagliarmi queste ali robuste,
colorandole ad arte, disegnandoci sopra grandi occhi scuri.

Per quanto oramai il trucco sia palese
non posso far altro che seguitare ad andare,
sapendomi in un cerchio

A mio padre

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Eccolo, quel modo tutto tuo di non fissare mai l’obiettivo:

Guarda di sbieco, fissa un punto lontano

Non ti ho mai dato retta, naturalmente, che si trattasse di finire in una foto o di pensare al futuro.

Di lontane, per me, c’erano sono solo stelle ed i pianeti, che proprio tu mi insegnasti a guardare, ma certo solo la notte. La notte che io amo e vivo, e che tu appena sfiori, preferendo salutare ogni alba per poi raderti fra scrosci d’acqua che da trent’anni sento fare lo stesso identico rumore.

Ho cercato di convincerti a farti crescere un po’ di barba,  ma ero certo che la missione sarebbe fallita; similmente, tu hai cercato di convincermi a tagliarla, con quella smorfia tutta tua, a metà fra un sorriso ed un ghigno di disapprovazione.

Ed anche se non amiamo festeggiarci, oggi un brindisi facciamolo.

Auguri.